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Matematica e lotta di classe. Le parole possono andare contro i numeri?

Ieri il presidente degli USA, Obama, ha annunciato una manovra da 4.000 miliardi di dollari in dieci anni, per aggiustare i conti. Facendo i calcoli il risultato è di 400 miliardi ogni anno, tondi tondi. La manovra consiste in drastici tagli alla spesa ed in aumenti delle tasse per i super ricchi. Coloro che superano il milione di dollari forse si pentiranno della loro ricchezza. A chi gli chiedeva se per caso fosse diventato comunista, Obama, rispondeva: " Questa non è lotta di classe, signori, è la matematica " . È una vecchia regola della contabilità aziendale: quando mancano i soldi qualcuno li deve tirare fuori. E chi? Semplice, coloro che li hanno. È un concetto di esagerato truismo, ma da noi fa fatica a camminare. Presso gli Uffici della Banca d'Italia c'è un tabellone che aggiorna il totale del nostro debito pubblico una volta ogni quindici secondi ( dico 15 sec. ). Si può vedere in questo modo, come galoppa a vista d'occhio. Per avere un' idea dobbiamo pensare a 15.000 € al minuto. Ma a volte va più veloce. È la matematica. Aancora nessuno ci chiede di rimborsare i debiti, ma almeno di non farne di altri. O meglio, potremmo anche farne, ma il rapporto tra debito e ricchezza non deve peggiorare. Nel 2005 questo rapporto si attestava intorno al 105%. Ossia l'Italia era nelle condizioni di dovere pagare più debiti di quanti soldi avesse in cassa in ragione del 5% in più. Oggi questo rapporto che fa sobbalzare i mercati ed i partners europei è salito al 120%. Significa che se gli italiani tutti, lavorando sodo per un anno intero, rinunciassero agli stipendi, alle pensioni, alle rendite, ai redditi ed ad ogni tipo di ricchezza, per pagare il debito, tutto ciò non basterebbe ancora. Dovremmo morire per altri tre mesi, ma si può morire solo una volta. Credetemi, non è catastrofismo. È la matematica.

Stanotte è arrivata la doccia fredda dell'agenzia di rating Standard & Poor’s. L'Italia, oggi, vale una sola " A ". Nel 2004 il nostro rating era "AA+". Da allora è stato un continuo decrescendo. Proviamo a seguirlo a costo di annoiarci. A luglio del 2004 Standard&Poor’s declassa da " AA " ad " AA" il rating dell’Italia. Nel giugno del 2005 Anche Fitch modifica le prospettive della " AA " da stabili a negative. Ad agosto dello stesso anno Standard & Poor’s modifica le prospettive sulla "AA-" da stabili a negative. A maggio del 2006 Fitch modifica le prospettive da negative a “ rating watch negative ", ossia un malato da tenere sotto controllo. Ad ottobre del 2006 Standard & Poor’s abbassa la sua valutazione da " AA-" ad "A+". Fitch passa da "AA" ad "AA-" con prospettive stabili.

Nel maggio di questo anno Il rating italiano torna sotto osservazione. Per Standard & Poor’s le prospettive dell’Italia passano da stabili a negative. Il capo del governo si è affrettato a dire che è colpa della stampa. Da qui ad un anno l'Italia deve ( dico deve ) emettere titoli del debito pubblico per circa 100 miliardi di euro. Se la nostra ricchezza ( PIL ) aumenta dello 0,7 % – 0,8% come si possono pagare gli interessi al 4% ?. Da questa semplice e drammatica domanda derivano le incertezze e la diffidenza degli altri verso di noi. È la matematica.

A volte penso che l'eredità della cultura di Benedetto Croce che in Italia è stata dominante per decenni non giova alle nostre tasche. Croce pensava che la matematica era una pseudo scienza ed i teoremi degli pseudo concetti. Per questo motivo chi non conosce cosa è la Divina Commedia è considerato un ignorante e chi non conosce le equazioni di secondo grado sorride della propria miseria culturale. Siamo infarciti di retorica e di parole altisonanti, ma con pochi numeri. Ma nel bene e nel male la tecnologia l'ha avuta vinta e per andare avanti bisogna sapere fare di conto. È la matematica.

Eugenio Medaglia
20 settembre 2011.

eugeniomedaglia@yahoo.it

21/09/2011
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