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La Spada di Damocle. I rischi per l'Italia sono veramente finiti? Diamo uno sguardo ai numeri, utile conforto.

I rischi per l'Italia sono veramente finiti? Diamo uno sguardo ai numeri, utile conforto.

Un antico mito greco ci racconta di quando il principe Damocle fu invitato dal tiranno Dionigi a prendere il suo ruolo di capo ed a sedere sul suo trono. Erano tutti a banchetto e stavano godendo a mangiare, a bere ed a fare altro, così come sapevano ben fare gli antichi greci, artisti nel saper vivere. Ma Damocle non riusciva a godere delle magnificenze della festa perchè sopra il trono del tiranno pendeva una spada sorretta da un esile crine di cavallo che, se si fosse rotto, avrebbe trapanato il cranio di chi sedeva sul trono. I miti greci, si sa, insegnano sempre molte cose e questo ce ne insegna veramente tante: non è tutto oro quello che luccica, non bisogna mai adagiarsi sugli allori o abassare la guardia, il pericolo è sempre dietro l'angolo e via dicendo. Fuor di metafora, credo che sulla testa dell'Italia pendano diverse spade e conviene tenere bene gli occhi aperti.

Richard Fischer è il presidente della FED ( Federal Reserv ) di Dallas, notoriamente conosciuto come un hawkish, cioè un " falco ", un duro un super liberal, uno che sostiene che l'economia non ha mai bisogno nè di aiuti, nè di stimoli, nè di restrizioni o direzioni di qualsiasi tipo. Deve essere lasciata libera di fare il suo corso perchè, secondo il pensiero liberal, tutto ciò che avviene nel campo economico è assolutamente naturale e quindi buono. Così la pensavano i teorici del liberalismo ottocentesco ( Smith, Ricardo, Mill ) e così la pensa il Nostro, tanto che ha dichiarato:" L'attuale programma di acquisto di Treasury e bond ipotecari per 85 miliardi di dollari al mese comporta dei costi che superano di gran lunga i benefici per cui il tapering ( la riduzione di questo incessante pompaggio di denaro ) dovrebbe iniziare alla prima utile opportunità ". Non sappiamo quando queste opportunità ci saranno ma sappiamo che si presenteranno quindi niente più pillole per l'economia malata. Già sappiamo che questo fatto produrrà dei contraccolpi imprevedibili sul dollaro, sull'euro sull'economia mondiale sui sussidi sociali. Si dovrà prendere coscienza che il malato non può vivere solo di medicine, ma la salute la deve produrre il proprio organismo. L'Italia è pronta per fare questo? E' pronta per lasciare la droga e cominciare a disintossicarsi?

Vediamo in questi anni quali droghe abbiamo preso. Finalmente il tanto temuto spred è sceso a livelli quasi accettabili, sotto i 250 punti base. Questo è sicuramente un buon segno, come dicono tutti, perchè lo spred è il termometro della fiducia ( più scende e più la fiducia sale ). Ma bisogna sempre ricordare che il nostro debito pubblico non viene comprato dai risparmiatori italiani, che hanno sempre meno soldi in tasca, ma, massicciamente dalla Banca Cntrale Europea ( ecco la nostra droga ). Ora, se la FED smette di comprare da un lato, la BCE dovrà smettere dall'altro. Non mi posso spingere a spiegare nei dettagli questo necessario collegamento, ma il lettore deve sapere che sarà necessariamente così.

Fino a oggi le banche europee hanno fatto e fanno il cosidetto cary trade sui titoli di stato italiani e spagnoli. Mi spiego con parole semplici. Poichè la BCE ha deciso di prestare alle banche europee denaro al tasso di interesse dell' 1%, queste non hanno pensato di finanziare l'economia reale, ma di comprare titoli di stato italiani e spagnoli ad un tasso di interesse superiore al 4%. Il cary trade è questa manovra di pura speculazione finanziaria. L'importo complessivo di questo traffico ha superato, fino ad oggi, i mille miliardi di euro, con un profitto per le banche ( è facile fare il conto ) di poco più di 30 miliardi di euro ogni anno dal 2011. Quali i benefici per la nostra economia reale? Fino ad ora poco o nulla. Dal 2007 l'Italia ha perso 8,7 punti di PIL reale. Se il nostro PIL è di circa 1.900 miliardi, non ci vuole molto a capire che sono spariti dall'economia reale ( ossia dalle nostre tasche ) 165 miliardi di ricchezza. Intanto le nostre migliori imprese hanno perso competitività e quindi credito presso le banche. Infatti i crediti in sofferenza ( non più esigibili ) che le banche hanno sono saliti al 22,9% e questo dato restringe ancora di più la possibilità di credito con conseguenze facilmente intuibili. Con questi numeri bisogna travare la cura e la speranza e non con proclami e chiacchiere vane.

 

11 dicembre 2013. Eugenio Medaglia

eugeniomedaglia@gmail.com

12/12/2013
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