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Ad un passo dal Crack. Dobbiamo veramente preoccuparci? Cosa deve sapere il risparmiatore italiano in momenti come quello attuale

AD UN PASSO DAL CRACK? Dobbiamo veramente preoccuparci? Cosa deve sapere il risparmiatore italiano in momenti come quello attuale? La situazione italiana è critica, proccupante, grave, drammatica o addirittura tragica?

crack-finanziarioIn giornate molto tese come quella odierna (nove novembre) in banca i telefoni non fanno altro che squillare. Tutti sono alla ricerca di una parola di conforto, di tarnquillità. Alcuni chiedono semplicemente aiuto, non si capisce per cosa, ma lo chiedono. La paura è dominante, ma la vera padrona è l'ignoranza. I giornali e le televisioni danno molte notizie ma danno poca informazione. Anche perchè la tensione fa più notizia della distensione. Il risultato è un panico che si autoalimenta. Per questo ho pensato, da queste colonne, di cercare di fare informazione nella consapevolezza che la conoscenza è la vera forza.

Sempre da questa rubrica, qualche mese fa, parlavo di prove tecniche di fallimento. Non me ne sento nessuna gloria. Tutti potevano essere facili profeti. Inoltre non credo affatto nel fallimento dell'Italia. Proprio oggi anche la famigerata agenzia di rating Fitch dà per molto improbabile un'eventualità del genere.

Mi sono chiesto, e chiediamoci: coloro che vendono a prezzi sempre più stracciati i titoli del debito pubblico italiano, ci perdono o ci guadagnano?. Semplice. Vendono in perdita. Ed allora chi glielo fa fare? E chi sono costoro che trovano conveniente una pratica del genere?

Facciamo un piccolo passo indietro. EBA è l'autorità delle banche europee, ossia l'organismo che deve controllare come le banche europee si devono comportare e quali misure usare per tranquillizzare se stesse, i mercati ed i risparmiatori. Ultimamente questa autorità ha imposto alle banche una patrimonio di sorveglianza del 9%. Significa che per ogni 100 euro impiegati, ossia prestati, la banca ne deve tenere 9 di riserva per fare fronte ad eventuali insolvenze ed alle richieste di clienti che ritirano i soldi. Tra gli impieghi figurano anche i titoli di stato. Poichè le banche attualmente sono tutte sottocapitalizzate trovano più conveniente liberararsi di queste obbligazioni, anche in perdita, anzicchè cercare capitale di sorveglianza sul mercato a costi molto onerosi. Si innesca una spirale perversa. Se i titoli vengono venduti perdono di prezzo. Se si deprezzano le banche trovano più conveniente venderli per diminuire il loro capitale di sorveglianza che nel bilancio è una uscita bella e buona.

Un'altra circostanza fa piovere sul bagnato. Il lettore non abbia paura della specializzazione. Se il gioco si fa duro bisogna fare i duri. Cosa sono le Camere di Compensazione della finanza (Clearnet, Cc&G)? Coloro che comprano e vendono allo scoperto, gli speculatori, che non hanno soldi per comprare e comprano nè merce da vendere ma vendono, devono comunque versare alle Camere di Compensazione dei margini sulle operazione che promettono di effettuare. Le società di intermediazione garantiscono in proprio e col proprio capitale il buon esito delle operazioni tra venditore e compratore. Questi margini sono saliti vorticosamente. Sui BTP decennali sono saliti dal 6,65% all' 11,65%. Sui ventennali e trentennali dal 6,50% sono passati al 20%. Traduco. Per impegnarsi a comprare 100 € di BTP prima servivano 6,50 €, ora ne servono 20. Anche se il nostro BTP è redditizio le grandi istituzioni decidono di vendere alimentando una spirale sempre più negativa. Come se ne esce? La medicina è la credibilità.

L'inghilterra dal punto di vista del debito è peggio dell'Italia. Eppure emette titoli di stato al 2% (per noi sarebbe il paradiso). Ma una parola del governo inglese è come una pietra miliare. Tutti la credono e nessuno si sogna di verificarla. Una parola del governo italiano, anche se documentata è fumo, anzi fa ridere. Le Istituzioni europee e mondiali vogluono venire a vedere, a toccare. Di più. Vogliono contare con le loro mani i soldi che il governo italiano decide di incassare. Ma non vogliono vedere una sola volta, ma ogni tre mesi. Se questa non si chiama sfiducia devo buttare il mio vocabolario di italaiano. Ma quasto non è un problema finanziario, che pure esiste. È un problema squisitamente politico e squisitamente ed esclusivamente nostro. Non serve averne paura. Occorre consapevolezza e.... speranza.

Eugenio Medaglia.

eugeniomedaglia@yahoo.i

12/11/2011
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