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Zurigo, un esempio di acqua pubblica

Uno uno degli aspetti della sostenibilità, non solo ambientale ma anche sociale, della città di Zurigo, riguarda la gestione del servizio idrico. Ho deciso di raccontare meglio come funziona dopo aver letto un articolo di Paolo Rumiz su Repubblica intitolato “La guerra del lago malato”. Il reportage racconta la storia della privatizzazione degli acquedotti della regione Calabria e i risultati che sono stati ottenuti “Che venga, che venga a casa mia il sindaco di Vibo – urla una donna sui settanta accanto a una fontana sulla strada per Capistrano – venga che gli cucino gli spaghetti con l’acqua dell’Alaco… se li dovrà mangiare tutti!”. Non la vogliono, scrive Rumiz Quella cosa che esce dai rubinetti è – dicono – iperclorata, sa di ruggine e ha il colore del fango. E viene dalla diga più malavitosa d’Italia, quella dell’Alaco, tra Badolato e Serra San Bruno, famosa per essere costata il decuplo del previsto.

A mille e cinquecento chilometri di distanza invece, alla prima fontana pubblica incontrata, la guida , che accompagna il nostro gruppo di giornalisti e blogger alla scoperta della sostenibilità di Zurigo, tira fuori i bicchieri e ci invita ad assaggiarne l’acqua. Come se fosse un prodotto locale, al pari di un caffè a Napoli o un mirto in Sardegna. Dopo il primo sorso ti rendi conto che effettivamente sembra di bere direttamente da una fonte di montagna, eppure quell’acqua proviene, in gran parte, dall’omonimo lago della città di Zurigo. Non un invaso d’alta quota ma un lago sulle cui rive si estende una città di 380mila abitanti con le sue frazioni e i comuni più piccoli. Solcato da barche e battelli e contornato da stabilimenti da cui potersi tuffare. Grazie al buon funzionamento dei depuratori, l’acqua del lago è rimasta limpida e potabile.

L’azienda pubblica che gestisce l’acquedotto di Zurigo pesca l’acqua dal lago a una profondità di trentadue metri in modo da averla a una temperatura costante di 7/8 gradi. Dal momento che è già potabile non occorre trattarla con cloro o agenti chimici. Il processo di purificazione, ci spiegano i tecnici dell’acquedotto, avviene attraverso una replica del percorso che l’acqua segue in natura prima di arrivare alla fonte. Dopo una prima ionizzazione gli viene corretto il ph, effettua un passaggio veloce tra le sabbie e viene di nuovo ionizzata. I filtri a carbone attivo ne catturano gli odori e, dopo un ultimo passaggio più lento tra sabbie e minerali. Le analisi sono costanti e ad ogni livello. Oltre al controllo della qualità, effettuato in laboratorio, la sicurezza è garantita dai bio sensori: costantemente un campione dell’acqua passa attraverso delle piccole vasche dove vivono degli organismi, come i crostacei Daphnia grandi quanto una pulce, estremamente sensibili alle sostanze nocive. Un computer monitora la vita degli organismi e a ogni minima anomalia lancia l’allarme.

Torniamo per un attimo in Calabria dove la raccolta e il pompaggio delle acque è stata affidata a una società privata, la Sorical le cui azioni sono detenute per il 46,5% dalla francese Véolia, mentre la distribuzione attraverso le condutture è di competenza del Comune

I fondali del lago artificiale non sono stati puliti e bonificati delle infiltrazioni di ferro e manganese contigue alle miniere borboniche di Mongiana. E quando, salutati dal plauso della politica, i francesi prendono in mano l’impianto dopo alcune migliorie, si ritrovano a mettere in rete un’acqua che grida vendetta rispetto alle fonti delle Serre. Una fornitura praticamente imposta dalla politica a 400 mila persone fino a quel momento agganciate a pozzi o condotte indipendenti, spesso – si asserisce – di buona qualità.

Oltre all’acqua del lago, che costituisce il 70% del totale, l’acquedotto di Zurigo è alimentato per il restante 30% da sorgenti e pozzi. Qualora il lago venisse contaminato da un veleno, la rete delle sorgenti e dei pozzi verrebbe isolata e funzionerebbe come fonte di emergenza.

L’ acquedotto di Zurigo, oltre ai 380.000 abitanti della città, rifornisce di acqua potabile anche 67 comuni del circondario per un totale di 250,000 metri cubi di acqua al giorno per 430.000 abitanti. Il processo è giornaliero e non occorre immagazzinare l’acqua. Impiega 1100 chilometri di tubi, di cui ogni anno ne vengono sostituiti circa il 2%. La società pubblica che gestisce il servizio non ha scopo di lucro. L’ultimo bilancio è stato chiuso con un ricavo di 25 milioni franchi (+/- 20 milioni di euro) che se non dovessero essere spesi costituirebbero un fondo per gli interventi straordinari. In questo modo la tariffa rimane stabile. Non ha subito infatti variazioni negli ultimi 10/12 anni e soltanto l’anno scorso è stata diminuita. Ogni aumento o diminuzione del prezzo dell’acqua viene sottoposto a referendum cittadino. La vera forza, mi spiega l’ingegnere Claudio Bottaro che ci ha accompagnati nella visita agli impianti, sta nella manutenzione costante delle tubature e delle strutture. Guai a lasciarli andare, oltre al servizio scadente che ne verrebbe fuori, risistemare gli impianti una volta logorati è più costoso. É il più popolare dei proverbi, “prevenire è meglio che curare” , ce lo sentiamo ripetere fin da bambini eppure, come dimostra il caso della Calabria, continuiamo a non metterlo in pratica. L’esempio di Zurigo invece testimonia che la gestione pubblica dell’acqua può funzionare, non occorre affidarsi ai privati per un bene che è pubblico.

Foto copyright: Zurigo Turismo

04/06/2011
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