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Lo Stato bocciato in trasparenza

A dirlo è lo stesso governo: pochissimi ministeri e enti locali rendono disponibili sui loro siti le informazioni obbligatorie. Come le mail dei diversi uffici, gli stipendi e i curricula dei dirigenti, i loro incarichi esterni etc

 

L'Italia adesso ha un'Agenda digitale anche se, guardando i siti internet della pubblica amministrazione, non si direbbe proprio. 

Mentre il Governo approva un decreto per favorire la digitalizzazione del Paese infatti, i portali di quelle amministrazioni che dovranno fornire un sempre maggior numero di servizi online sono già oggi al di sotto delle linee guida previste dalla legge, soprattutto quando si parla di trasparenza sulle retribuzioni di amministratori e dipendenti. E la sonora bocciatura non arriva da associazioni dei consumatori o dai cittadini, ma dallo stesso governo attraverso il Ministero della Funzione Pubblica. 

Secondo le linee ministeriali ogni sito della pubblica amministrazione deve fornire un certo di numero di informazioni ai cittadini: gli indirizzi di posta elettronica certificata per contattare gli uffici, i curricula dei dirigenti e i loro stipendi, i compensi di chi ha ricevuto incarichi esterni, i bandi pubblici, i bilanci e altro ancora, per un totale di circa 40 requisiti da soddisfare. 

Requisiti ad oggi in gran parte trascurati, come dimostra 'la Bussola della trasparenza', il portale lanciato quasi in sordina dal Ministero della Funzione Pubblica proprio per monitorare la situazione. Ed è proprio navigando sul sito che si scopre come la situazione sia persino più grave di quanto possa apparire: non solo per i piccoli comuni e le Asl provinciali, ma anche per i portali di istituzioni ben più grandi come ministeri e regioni. Tutti bocciati senza appello. 

Qualche esempio può aiutare a fotografare la situazione. Il sito della Presidenza del Consiglio prende 11 punti su 100, con la sola sezione privacy ad essere promossa ed enormi mancanze per quanto riguarda le retribuzioni a dirigenti e consulenti. Non va meglio tra le regioni travolte dagli scandali, visto che nessuna supera i 39 punti su 100. Discorso diverso per i ministeri, in buona parte sotto la sufficienza ma con grosse differenze: si meritano la promozione la Cancellieri e la Severino, appena accettabile Passera e invece sono da bocciare senza appello la Fornero e Grilli. 

Le mancanze dei siti pubblici sono di diverso tipo e riguardano sia gli aspetti di servizio che quelli di trasparenza amministrativa. Per la prima categoria si scopre che il 96% dei comuni e il 100% delle regioni non indicano quali sono le caselle di posta certificata attiva, appena il 3% dei comuni e il 17% dei ministeri pubblicano la carta della qualità dei servizi erogati e quasi 6 regioni su 7 non indicano l'organigramma e l'organizzazione dei propri uffici. Va persino peggio quando ci si concentra sulla parte della trasparenza, argomento che non passa mai di moda ma su cui sembrano faticare tutte le amministrazioni. Il 97% dei comuni e appena una provincia su 5 indicano le retribuzioni e i premi riservati ai propri dirigenti, mentre i bilanci sono pubblicati solo da una provincia su 3 e da meno di un comune e una regione su 6. 

Non ambiscono a maggiore trasparenza coloro che ricoprono incarichi politici, le cui retribuzioni e referenze sono indicate correttamente solo nel 3% dei comuni, nel 12% delle province e in nessun sito delle regioni. Proprio un peccato, perché il curriculum e lo stipendio di Fiorito, e degli altri consiglieri travolti dagli scandali in tutta Italia, in questi giorni li avrebbero voluti consultare in tanti.

Fonte: espresso.repubblica.it

Mauro Munafò
16/10/2012
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