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Cleto riparte dal bel castello e dal suo centro storico.

CLETO, Cs - In cima alla torre più alta del castello di Cleto, che sovrasta la vallata del Savuto, si arriva trafelati e madidi di sudore. Nonostante l'ora tarda pomeridiana, il solleone di luglio picchia ancora forte sulle pietre antiche. Ma la scarpinata su per il delizioso e per fortuna ancora abbastanza integro centro storico della vecchia Pietramala è piacevole e, tuttavia, siano in buona e nutritissima compagnia. In tanti, tra i cittadini del luogo, del comprensorio tutto, istituzioni, e cultori della storia, ci ritroviamo all'ingresso del maniero appena restaurato, per una cerimonia che riconsegnerà alla Comunità cletese e calabrese, ed a visitatori e turisti, un luogo di rara e suggestiva bellezza.
Cleto ha origini antiche. Il nucleo abitativo, alle pendici di Monte S. Angelo, si abbarbica sulla roccia, e Pietramala difatti si chiamava sino a metà del 1863. Il suo castello medioevale, da dove si controlla tutto il territorio sino al vicino mar Tirreno - acquisito con tutta la Terra di Pietramala con atto notarile del 29 ottobre 1615 per 30 mila ducati dai d'Aquino da Ercole Giannuzzi Savelli, primo barone del feudo,- come lo descrive Giuseppe Giannuzzi Savelli in un volume edito nel 2004 in edizione limitata (solo 600 copie), è «poderoso e severo», per secoli residenza della famiglia, che lo stesso Ercole I implementa con nuovi corpi di fabbrica. Poi, i terremoti lo avevano ridotto in ruderi, ed ora, finalmente, ritorna con tutta la sua imponenza a «cavaliere dell'intiero paese» da cui si gode «un paesaggio di incommensurabile bellezza».
Intorno all'ingresso, per il taglio del nastro - affidato ad una bambina, rappresentante del futuro di questo paese - si assiepano il Commissario straordinario Anna Aurora Colosimo, che regge le sorti del governo locale dalla caduta dell'amministrazione Furano, il presidente della Provincia Oliverio, l'assessore regionale alla cultura Caligiuri, il Prefetto Reppucci, Istituzioni scolastiche e alunni del plesso cletese, Sindaci del circondario ecc.

Sebbene in ritardo sulla scaletta programmata, la serata prosegue poi con un incontro moderato dalla collega Giulia Fresca.
La Colosimo, nelle vesti di padrona di casa ha ringraziato tutti, ma in particolar modo le associazioni Cletarte, La Piazza, e la Pro Loco che sono stati gli artefici di questo evento; e i dipendenti comunali. Parole di elogio, nel corso dell'incontro inaugurale, anche e soprattutto per i progettisti: gli architetti Marcello e Antonio Mazza, e gli ingegneri Franco Fata e Gaetano Sicoli ed il responsabile del procedimento, Ing. Rosario Roseto; come per la ditta che ha eseguito i lavori - la CEA Elettric srl di Montalto Uffugo - finanziati nel 2003 da un APQ "Beni ed Attività per il territorio della regione Calabria" POR Calabria 2000-2006 Asse II per circa 5 miliardi del vecchio conio.
Non poteva mancare, negli ingredienti della serata, l'aspetto storico e antropologico che è stato toccato dai docenti Unical Maggiorino Iusi e Vito Teti, e dal discendente degli ultimi proprietari del feudo, il barone Giuseppe Giannuzzi Savelli.
Teti, in particolare, ha parlato di pietre, ruderi, segni e simboli di una storia complessa e ricca. Simboli che raccontano la voglia di questi paesi di ritornare a vivere e del bisogno di presenza e di speranza che i paesini dell'interno possono riscoprire. Dal castello ripartire per nuovi discorsi, ha detto Teti, per fare rivivere i piccoli paesi non solo d'estate, ma per tutto l'anno.
Mario Oliverio, invece, riprendendo l'argomento toccato nel corso del dibattito, ha accennato a Cleto come Paese albergo. Certamente però, ha sostenuto il presidente della Provincia, servono collegamenti viari adeguati e ha ribadito la necessità di uno svincolo, nel tratto della A3 Altilia-Falerna, che colleghi l'autostrada alla SS. 18.
Per l'assessore regionale Mario Caligiuri, l'inaugurazione del castello di Cleto è un fatto importante. Una festa per tutta la Calabria. È la dimostrazione di come i fondi europei possono essere spesi in maniera adeguata. Caligiuri ha parlato delle eccellenze che la Calabria vanta. «Non ci dobbiamo inventare nulla - ha detto -, ma ripartire da quello che abbiamo». In buona sostanza, concentrando le risorse in modo tale da avere dei «beni simbolo per tutta la regione, che servono a tutti».
Il Prefetto Reppucci, dal canto suo, ha auspicato una maggiore unità e sinergia nel piccolo paesino, come noto senza governo politico. Bisogna pure, per Reppucci, uscire dal torpore e dalla atavica rassegnazione calabrese. Con uno scatto d'orgoglio. «Per un futuro migliore soprattutto per i vostri figli».
Sul finale, musici e sbandieratori dell'associazione culturale Trischine di Taverna (Cz) hanno riportato con il loro spettacolo in costume l'atmosfera del paesino - in cui si sono riversata tantissima gente - ad un medioevo che fu. Tutto intorno stand di tipicità gastronomiche, anch'esse parte integrante della cultura locale.
Cleto, dunque, vuole ripartire da qui. Dal castello restaurato e riconsegnato alla cittadinanza. E dal suo Centro storico che andrebbe presto recuperato. Soprattutto la diruta chiesa castellense, per la quale è stata effettuata una petizione tra i cittadini consegnata proprio per l'occasione dal promotore Ivan Arella alle Istituzioni presenti.
Ripartire, dunque, è la parola d'ordine e d'auspicio. L'auspicio di un «risveglio di una speranza sopita: la voglia di ricominciare. Il desiderio - per gli attori di questo evento - è di uscire dallo stato di spopolamento e di abbandono in cui versa uno dei tanti borghi della Calabria». Per farne una opportunità di promozione e di sviluppo. Mettendosi in rete con altre vicine realtà di grande interesse. Che non mancano. Come le emergenze archeologiche di Temesa a Serra D'Aiello e Campora San Giovanni. E di quelle storico-culturali del resto dei borghi di tutta la costa tirrenica e dell'entroterra. Per fare davvero una via della storia e crocevia di turismo di qualità.

Link: Galleria fotografica

 

21/07/2010
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