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SAVANA ALL’ITALIANA

Nella savana del Madagascar regnava il leone magno, tronfio, sicuro, pavoneggiante tra la sua criniera. Alle sue zampe, orde di sudditi felini, fedelissimi e graffianti, alcuni viscidamente avidi, aggrovigliati al pelo di sua maestà, sempre grati di una leccata sul dorso una volta al dì.

Il loro recinto era perimetrato da ettari di flora vivida anche nelle più perfide delle siccità, ettolitri di acque scintillanti fluivano sotto i loro baffi come fontane e zampilli,mentre il vento e le intemperie erano solo un lontanissimo miraggio. Le leonesse maciullavano il manto tra il fango,conscie di ammorbidirlo,ma non era loro dato conoscere altro. Lo specchio della loro esistenza erano i mascolini ruggiti dei loro consorti,che echeggiavano come il canto tra i più imponenti.

Al di là del regno, i colli lunghi delle giraffe si aggiravano con il dubbio maculato di invidia e di ignoranza, boicottati però dal sire del regno opposto, re scimmia. Il regno di re scimmia era variegato, nei colori, nelle forme, nella sopravvivenza. Si mangiava se si poteva, ci si lavava saltuariamente, e il fango era solo la latrina dei suoi abitanti. Vi era,però, un grande spazio,in cui il re scimmia era solito adunare i suoi discepoli per parlare,ridere,piangere senza essere visti. Una sorta di campetto, tipo circo, in cui il rosso dei tramonti faceva da cornice naturale. Un gruppo di dissidenti,le ispide iene,facevano buon viso a cattivo gioco in queste periodiche adunanze, ululando in coro e sghignazzando nel regno dei leoni, riportando loro la fedeltà dei sicari.

L'auspicio di poter condividere la savana insieme era soltanto sana utopia,perchè il compromesso succube non era cosa gradita ad un amico di re scimmia, al pulcino molisano,che prediligeva i fatti alle parole, e non guardava di buon occhio i privilegi del regno opposto, perchè era convinto che gli zampilli del Madagascar fossero lusso di tutti gli abitanti.

Fu cosi che ogni animale vedeva perennemente tracciato il proprio destino tra la sabbia ed il fogliame, e invocare i flussi migratori oltreoceano era l'unica speranza nonchè triste risorsa..

 

 

Eleonora Pucci
01/01/2009
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