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Chiusa l'indagine Why Not

Chiusa l'indagine Why Not, 106 "avvisi" eccellenti

«Dirottati fondi pubblici su strutture societarie governate da Saladino»

Giuseppe Lo Re

CATANZARO - Un comitato d'affari bipartisan: dentro ci sarebbe il Centrodestra come il Centrosinistra. Il "sistema" di Antonio Saladino, l'imprenditore lametino indagato-chiave di Why Not ed ex leader della Compagnia delle Opere in Calabria, «non conosceva alcuna distinzione di appartenenza partitica». Ed era capace di «instaurare, mantenere e ampliare una rete di rapporti e legami con soggetti anche delle istituzioni» finalizzati fra l'altro «ad ottenere commesse da Enti pubblici in cambio di assunzioni di persone segnalate da politici interessati a riceverne, in cambio, consenso elettorale».

Il nuovo terremoto giudiziario si chiama Why Not. Nell'aria ormai da alcuni giorni, ieri è stato depositato il provvedimento di conclusione delle indagini preliminari a carico di 106 persone. Un documento di 38 pagine, con 47 diversi capi d'imputazione a firma dei sostituti procuratori generali di Catanzaro Domenico De Lorenzo e Alfredo Garbati e dei sostituti procuratori Salvatore Curcio e Antonella Lauri, tutti applicati all'indagine con il coordinamento del pg Enzo Jannelli dopo la nota avocazione ai danni dell'ex pm Luigi De Magistris.

Nel "calderone" ci sono politici, alti dirigenti e funzionari della Regione Calabria, imprenditori e faccendieri, la maggior parte dei quali accusati di aver gestito illegalmente fondi pubblici. I politici sono accusati di «aver assicurato delittuosamente a strutture societarie di fatto governate da Saladino fondi pubblici per l'esecuzione di lavori prospettati come di pubblica utilità». Da parte sua, secondo l'accusa, Saladino «su segnalazione dei politici assumeva o faceva assumere, sotto varie forme contrattuali, tutte comunque caratterizzate da precarietà, un rilevante numero di persone». Il tal modo, per un verso, costituiva «una pletora permanente di aspiranti lavoratori sempre in attesa di una stabilità mai dai politici realmente voluta ed attuata», dall'altro creava «un vasto e reiterato flusso, anch'esso clientelare, di finti lavoratori per opere e servizi mai realizzati o solo in parte o solo apparentemente realizzati».
L'associazione, secondo l'accusa, era finalizzata al compimento a vario titolo dei reati di peculato, abuso d'ufficio, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, frode nelle pubbliche forniture, truffa, corruzione, turbata libertà degli incanti e istigazione alla corruzione che vengono poi ipotizzati nei confronti dei singoli indagati, episodio per episodio, nell'avviso di conclusione indagini.

Fra i destinatari del provvedimento parlamentari, amministratori regionali in carica e della passata legislatura. Nell'elenco figurano l'attuale presidente della Regione Calabria Agazio Loiero (Pd), indagato insieme al fratello Tommaso; l'ex governatore Giuseppe Chiaravalloti, a capo di una Giunta di Centrodestra, oggi vice presidente dell'Autorità garante della privacy; gli attuali assessori regionali Luigi Incarnato (Sdi) e Mario Pirillo (Pd); l'attuale capogruppo del Pd in Consiglio regionale Nicola Adamo, indagato insieme alla moglie manager Enza Bruno Bossio; l'ex assessore, oggi consigliere regionale, Pasquale Maria Tripodi; l'ex assessore regionale all'ambiente Diego Tommasi, componente dell'esecutivo nazionale dei Verdi; l'ex assessore ed ex parlamentare Giuseppe Ennio Morrone; l'europarlamentare Domenico Basile (Pdl), ex assessore all'Ambiente della Giunta Chiaravalloti; il consigliere regionale e capogruppo di An Alberto Sarra; l'ex sindaco di Catanzaro, oggi consigliere regionale Sergio Abramo, candidato del centrodestra alle presidenza della Regione nelle elezioni del 2005; il deputato Giovanni Dima, coordinatore regionale di An; l'attuale sindaco di Cosenza Salvatore Perugini (Pd); l'ex assessore regionale alla Sanità Gianfranco Luzzo (Udc); l'ex assessore ed ex consigliere regionale Dionisio Gallo (Udc), già condannato nel processo scaturito dall'operazione antimafia Puma; gli attuali consiglieri regionali Franco Morelli (An), Giuseppe Gentile e Antonio Pizzini (Fi); l'ex sindaco facente funzioni di Catanzaro e attuale presidente dell'Arcea Aldo Pegorari; gli assessori del Comune di Diamante (Cs) Ernesto Caselli, Giuseppe Pascale e Antonio Esposito.

Sul fronte dei burocrati, sono indagati numerosi dirigenti regionali, alcuni dei quali ormai in pensione. Si tratta di: Peppino Biamonte (sanità), Rosario Calvano (agricoltura), Nicola Cumino (agricoltura), Aldo Curto (protezione civile), Francesco De Grano (fondi comunitari), Nicola Durante (attuale segretario generale della Giunta regionale guidata da Agazio Loiero), Giuseppe Fragomeni (presidenza), Rocco Leonetti (agricoltura), Emilia Intrieri, Domenico Lemma, Rosalia Marasco (personale), Renzo Turatto. Avviso notificato anche agli imprenditori Antonino Gatto, presidente di Despar Italia, e Giuseppe Nola. Nell'elenco, infine, c'è il romano Fabio Schettini, ex segretario del commissario europeo Franco Frattini.
Sono 12 gli interventi pubblici per i quali vi sarebbe stata una distrazione di fondi oggetto dell'inchiesta. Si va dalla bonifica e la riqualificazione ambientale (progetto Red) alla sorveglianza idraulica e prevenzione del rischio di erosione costiera; dalla riqualificazione turistica alla riorganizzazione del sistema bibliotecario regionale; dal servizio di alfabetizzazione informatica delle strutture pubbliche (progetto Ipnosi) al censimento del patrimonio immobiliare della Regione. Su quest'ultimo fronte, l'affidamento del progetto al Consorzio Brutium service, deciso «in violazione dei divieti stabiliti» dalla normativa, sarebbe stato motivato da un'esigenza – quella del riordino del patrimonio – che appare piuttosto «l'occasione per l'aumento dei fondi a bilancio da 8 a 12 milioni», frutto di «un mercanteggiamento» tra componenti della Giunta, Saladino ed alcuni suoi collaboratori. Altri progetti al centro dell'inchiesta quelli relativi alla prevenzione delle malattia della "tristezza degli agrumi", al reimpiego dei disoccupati di lunga durata, alla redazione dell'inventario forestale (progetto Silva Brutia) e al monitoraggio delle specie animali bovine e ovi-caprine, il cui affidamento ad una società rappresentata da Antonio Saladino, la Sial Servizi, ha portato ad «un ingiusto vantaggio patrimoniale» di 5,7 milioni di euro e ha consentito «l'assunzione di 63 lavoratori, strumentale alla creazione di un sistema clientelare alimentato da assunzioni su intercessione politica». Sotto i riflettori, infine, il sostegno alle imprese (finanziamento Fincalabra-Tesi).

18/12/2008
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