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La storia degli scavi

Le ricerche di Temesa iniziano nel 1924 con Paolo Orsi, primo soprintendente archeologico della Calabria, che recupera alcuni reperti bronzei provenienti da Pantano di Cleto e da Serra d’Aiello, ora custoditi nel Museo archeologico di Reggio Calabria e nel Museo civico di Cosenza. Nella fattispecie: una punta di lancia, una spada di tipo Terni, un fodero di tipo Veio, un sauroter, una fibula a quattro spirali, una fusaiola in bronzo finemente decorata, fibule varie, un pendaglietto a forma di quadrupede; testimonianze di corredi funerari dell’età del ferro. Ancor prima, nel 1916, lo stesso Orsi aveva acquisito da privati un frammento di spada ad antenne, proveniente da Nocera Terinese, a poca distanza dal territorio di Serra.

In anni recenti, l’indagine archeologica riesuma alcuni frammenti ceramici dell’età del bronzo e della prima età del ferro (1984). Nel 1995, in particolare, viene portato alla luce il santuario di Imbelli (VI–V sec. a.C.) in cui si conservano, tra gli altri oggetti recuperati, uno scettro in bronzo ed un frammento di elmo crestato etrusco, segno evidente, quest’ultimo, della grande vitalità di scambi commerciali con popolazioni vicine e lontane.

I successivi ritrovamenti dell’agosto del 2003, avvenuti durante la prima campagna di scavi - sostenuta dalla Soprintendenza archeologica della Calabria, dall’Università di Napoli (Federico II), e dal Gruppo Archeologico Alybas di Serra d’Aiello -, hanno rafforzato la certezza che il Comprensorio preso in esame custodisca “il segreto di Temesa”.

Grande importanza riveste pure l’acquisizione da privati da parte del gruppo Alybas di alcuni reperti, tra questi una impugnatura di spada ad antenna del IX- VIII sec. a.C., poi consegnati alla Soprintendenza ed oggetto di presentazione durante il XLIII Convegno internazionale sulla Magna Grecia tenutosi a Taranto e Cosenza nel 2003, da parte della già Soprintendente per la Calabria dott.ssa Lattanzi.

Nel corso del 2004, con la seconda campagna di scavi, terminata a giugno, e finanziata dalla stessa Soprintendenza archeologica calabrese per 20 mila euro, sono state portate alla luce, in località Chiane, 14 sepolture a fossa con uno scarto cronologico databile dalla fine del IX alla fine dell’VIII secolo a.C. La scoperta - illustrata a Serra Aiello nell’agosto 2004 dagli archeologi Luigi La Rocca e Fabrizio Mollo della Soprintendenza Archeologica della Calabria - manifesta chiaramente la presenza di un grosso insediamento della prima età del ferro sulle alture del bacino del fiume Oliva. Tuttavia, gli scavi rappresentano solo una piccolissima parte (appena 200 mq) di questa Necropoli che gli esperti della Soprintendenza valutano essere almeno 3000 mq, il che significa che il nucleo abitativo dovesse essere abbastanza consistente.

Nelle tombe sono stati ritrovati corredi vascolari, fibule, gioielli d’ambra, punte di lancia e sauroter e, più importante fra tutti, un disco d’oro di provenienza etrusca. Alcuni di essi, quelli metallici, hanno subìto un primo restauro effettuato dalla dottoressa Papasso. Reperti che testimoniano una Temesa ricca e centro vitale di commerci e - per l’utilizzo del ferro già nel 9° secolo a.C., prima ancora dell’arrivo dei greci avvenuto nell’8° secolo a.C. - di importanza politica notevole.

Quest’anno, invece, come è nelle volontà e disponibilità della Soprintendenza e dell’Amministrazione comunale di Serra Aiello, la campagna di scavi proseguirà nel prossimo mese di settembre. Il progetto ha la priorità assoluta per la sovrintendenza calabrese e sarà finanziato con 40 mila euro, circa il doppio della campagna 2004. Evidente dunque l’importanza scientifica dei ritrovamenti.

Per quanto attiene la loro valorizzazione, il sogno del gruppo Alybas, animato da Franco Froio e dell’Amministrazione di Serra guidata dall’Avv. Cuglietta, è quello di realizzare un museo-antiquarium comunale dove “custodire ed ammirare permanentemente i reperti rinvenuti”. Al momento però, le possibilità di realizzare il museo sono poche. Servirebbero finanziamenti adeguati da parte della regione Calabria.

Bruno Pino
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