Era il 24 agosto del 2010. Ad Aiello sembrava una normale giornata di fine estate come tante, caldo afoso, cielo umido ed i soliti pettegolezzi annoiati per le strade. Ad un tratto una sola voce si sente per le strade, prima come un sussurro, poi con insistenza ed alla fine è un clamore: è muortu Mastru Settuzzu. Nei vicoli, nei crocicchi, negli uffici, nelle case una sola voce senza commento esce dalla bocca della gente, un solo pensiero invade le menti: è muortu Mastru Settuzzu. Il commento è lasciato agli sguardi ed alle labbra contrite. Non una parola. Il silenzio, il più eloquente commentatore di questi casi, prende il sopravvento. Il silenzio è più forte della parola perché non si dice, si fa. Esso impone che ci si fermi. E tutti, per un attimo, sembrano fermarsi. È il più grande tributo che un uomo possa concedere ad un altro.